RITUALI DI INCISIONE E DI COLORAZIONE SUL LEGNO
Le tecniche

Per incidere sul legno le rune, prima di tutto è necessario fornirsi di un seghetto per recidere un ramo d’albero e per affettare dischetti di legno sui quali segnare le figure runiche. Oltre a questo strumento, peraltro di facile reperibilità, occorre munirsi di un coltello bene appuntito e di un cacciavite robusto, d’olio di oliva, di una pittura rossa più naturale possibile ed anche di una goccia del proprio sangue; infine di un pezzo di stoffa di colore bianco di circa un metro di lato, meglio se di lino o di cotone naturale e di un pennello a punta fine usato dai pittori.
Le antiche credenze sostengono che sarebbe meglio fare, prima di eseguire l’opera, un’offerta agli spiriti della natura mediante i frutti dell’albero scelto come legno delle incisioni, oppure anche mediante un poco di birra o un uovo crudo. Qualunque sia l’offerta, è solo importante che sia eseguita con cuore sincero, quindi si taglia un rametto del diametro di circa due centimetri e mezzo da un albero di tasso, di olivo, oppure anche da un albero da frutti che contengano del colore rosso.
Con il seghetto si tagliano venticinque dischetti di uguale spessore, o qualcuno in più in caso di errori di lavorazione, e se ne asporta la corteccia. L’operazione di asportazione può essere eseguita anche sul rametto ancora integro.
Successivamente si procede all’incisione delle rune senza però dipingerle - la loro pittura implica un diverso e specifico rito, - una su ciascuno dischetto di legno, comunque sempre dall’alto vero il basso per i segni verticali. Ciò per richiamare con precisione le energie rappresentate dalle rune dentro l’essenza di ogni segno grafico.
Poi è necessario procurarsi la goccia di sangue, o di saliva, che dovrà essere mescolata bene con la pittura rossa. L’unione con i fluidi corporei personali conferisce l’esclusiva vostra proprietà, una sorta di “esclusività”, su quelle rune incise.
Si consiglia di incidere le rune durante la fase di luna crescente, perché è questo un periodo simbolo di prosperità e di energia positiva. Si dovrà avere anche la certezza che nessuno, persona, situazione o avvenimento, possa disturbare nei periodi di tempo seguenti, ed operare nell'angolo più nascosto dell’abitazione, dove di solito ci si ritira per stare in comunione con i pensieri più reconditi. Meglio se si opera all’aperto, in una natura più pura possibile, magari all’ombra o nelle vicinanze di un albero di frassino, in memoria del mitico albero del mondo Yggdrasill.
La consacrazione delle rune
Preparati i materiali occorrenti, si deve procedere alla richiesta consacrazione. Prima di procedere però, sarebbe bene riflettere un poco sui culti delle popolazioni nordiche, dove le rune hanno avuto origine, e rivolgere un pensiero rispettoso verso le divinità ataviche delle antiche tradizioni europee.
Se si ha una predilezione spiccata per una particolare divinità o per i cosiddetti “spiriti della natura” (elfi, fate, gnomi, nani, ecc...), è utile rivolgere loro un pensiero ed invitarli mentalmente ad essere testimoni di quanto si sta compiendo. Un ricordo specifico dovrebbe venire rivolto anche ai propri avi oppure agli spiriti tutelari del focolare domestico e principalmente a Dio, che è unico per tutti i culti. Molteplici sono le strade per raggiungerlo e per rendergli ossequio ed onore.

La cerimonia di consacrazione ha inizio con lo stendere il panno di stoffa già predisposto a terra e sul quale preventivamente sono stati posizionati anche i legnetti con le rune già incise. Poi, iniziando dalla runa “fehu” la prima dell’alfabeto runico, si rende omaggio alla sua figura cercando di visualizzarla. Quindi si espone il dischetto di legno, per un attimo, ai quattro punti cardinali iniziando da est e lo si pone sul pezzo di stoffa. La stessa operazione va eseguita per tutti gli altri dischetti, fino alla conclusione della serie runica. Successivamente si devono ripetere, come una cantilena cadenzata o litania, i nomi di tutte le rune. La scansione di ogni nome deve terminare con la parola, a dire il vero un po’ strana, “An-la-ur” (acronimo dei nomi runici Ansuz, Laguz ed Uruz) che sta per il “Così Sia” o “Amen” dei testi sacri cristiani ed ebraici.
La colorazione runica
Il rituale di colorazione delle rune è stato molto importante in seno alle antiche tradizioni nordiche. Nell’aspetto contemporaneo, che riporto in seguito, il rito si suddivide in due distinti tempi di attuazione, entrambi significativi più di quanto possano in un primo momento sembrare.
Innanzi tutto sarebbe opportuno accendere nell’ambiente grani di incenso o erbe aromatiche scelte appositamente per le fumigazioni. Quindi si deve pronunciare con voce decisa la sequenza dei nomi delle rune. Successivamente è bene infondere con un soffio su ogni dischetto di legno la propria “essenza vitale” e fare impregnare di profumo i dischetti runici facendoli scorrere sui prescelti fumi aromatici precedentemente accesi.

In seguito, con il pennello si deve dipingere la runa incisa nel dischetto di legno, tenendo presente di procedere sempre dall’alto verso il basso. In questa maniera si incanalerà nel migliore modo possibile l’energia intrinseca e significativa dei segni runici. Occorre completare come è ancor oggi tramandato dalla tradizione magica, ogni colorazione scandendo di nuovo il nome della runa che si sta colorando ed infine pronunciando la parola “anlaùr” citata in precedenza, che peraltro ha il potere di servire da suggello ad ogni operazione. Quindi occorre porre ciascuna runa appena colorata sulla stoffa, ed attendere che la pittura si asciughi.
La seconda parte del rito ha inizio quando i dischetti di legno si sono completamente asciugati. A questo punto occorre spalmarvi sopra un poco d’olio d’oliva. Così facendo, le figure assumono una patina luccicante e sono preservate dagli agenti atmosferici che, nel tempo potrebbero alterarle.
Una volta asciugate, il rito di colorazione delle rune potrebbe dirsi concluso, eccezion fatta per alcuni accorgimenti maggiormente significativi e personali.
Conclusi i passaggi, si deve prendere ciascun dischetto runico e posarlo prima sulla fronte, poi all’altezza del cuore e quindi su una mano, dicendo la parola rituale di suggello.
Eseguito correttamente ogni atto di incisione, di colorazione e di consacrazione, le rune sono pronte ad essere usate per gli scopi fissati in precedenza, scegliendo quale protezione il nome di una deità del pantheon nordico (Odino, Thor, Baldr, Freja, ecc…) o degli spiriti della natura (elfi, gnomi, folletti, fate, ecc…).

Prima di procedere alla dedicazione, si rifletta se l’entità soprannaturale cui ci si è rivolti abbia effettivamente le qualità attribuite alla divinità prescelta, cioè quelle indicate dalle antiche tradizioni. Si ponderi molto bene la situazione, giacché non esiste alcuna possibilità di cambiare opinione, dopo che l’esecutore dei riti abbia mentalmente e intensamente desiderato di rendere operative le rune ad ogni effetto. E’ questo il definitivo atto di conclusione dei riti: la personalizzazione, attraverso la propria poderosa volontà, dei segni runici composti e resi sacri secondo i principi di culto e le tradizioni religiose delle sapienze dei vetusti popoli dell’Europa settentrionale.
Secondo le antiche leggende, le energie delle rune sono legate indissolubilmente a quelle di chi correttamente le detiene.
Le credenze d’un tempo, inoltre, hanno attribuito un enorme potere soprannaturale ai segni runici, così che appare opportuna anche la verifica divinatoria del loro potere soprattutto sulla propria persona, prima di affidarsi alla “lettura delle rune” di conoscitori più esperti nel campo.
Divinazione
La divinazione con le Rune è diversa da quella eseguita con altri metodi, compreso quello con i Tarocchi, che hanno un’origine storica e culturale differente. Le Rune infatti, hanno influenza sul subconscio e la divinazione è ispirata allo stato d’animo del momento. La conseguenza è che il risultato oracolare viene profondamente alterato se non ci si pone in un assetto mentale di calma interiore e di tranquillità.
L’arte della divinazione runica obbedisce ad una sorta di antica forma di psicologia umana, in considerazione che già anticamente vigeva una conoscenza accurata della nostra mente, delle leggi di causa ed effetto e, soprattutto, della interconnessione di tutte le cose dell’universo visibile ed invisibile. Tale collegamento era chiamato dagli scandinavi “wyrd” e raffigurato come una tela di ragno per cui se si pizzicava un filo della regnatela - allegoria di un percorso di vita, di una scelta, di una azione ordinaria - le vibrazioni prodotte avrebbero influenzato il resto della tela di ragno, proprio come le azioni di ognuno influenzano tutti, e come le azioni di tutti hanno influsso sulla vita del singolo individuo.
In questo senso, le rune offrono a chi le utilizza uno specchio della realtà, una visione dall’alto della situazione reale. In sostanza, le rune rappresentano un mezzo per permettere alle energie cosmiche di esprimersi in modo da far comprendere, nell’ambito divinatorio, una determinata situazione relativa al quesito proposto.
La divinazione runica, dunque, non è una “predizione di destini” più o meno fortunati, né sussiste alcuna condizione occulta od incomprensibile. E’ invece un metodo per esaminare il percorso esistenziale o le situazioni pratiche in cui si trova un individuo in un determinato momento della sua vita. Proprio in questo risiede la potenza caratterizzante i segni runici.
NOTE
Per la stesura di questo articolo mi sono avvalsa, oltre che dei risultati di esperienze personali di studio, della lettura di testi e riviste straniere di cultura “pagana”.
Ultimo aggiornamento ( Martedì 23 Marzo 2010 10:29 )




